Ricami e merletti nei monumenti sepolcrali di Santa Croce

I monumenti sepolcrali e le stele funerarie della metà dell’Ottocento presenti nel complesso di Santa Croce mostrano un’impostazione stilistica di matrice ancora neoclassica. Figure allegoriche convivono con ritratti o scene familiari che appartengono al vissuto dei defunti. Questo aspetto ci permette di commentare alcuni elementi che riguardano il costume e la moda del tempo, portando attenzione anche su dettagli e capi d’abbigliamento coerenti con il periodo storico.


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Sebbene la traduzione scultorea dei particolari dei tessili e dei ricami, per ovvi motivi, non restituisca perfettamente le tecniche di esecuzione, è possibile riconoscere l’effetto generale che questi producono a livello decorativo.

Il ricamo, nel corso del XIX secolo, diventa un elemento irrinunciabile nella confezione dei capi  femminili, comprese le biancherie, connotando fortemente lo stile degli outfit destinati alle diverse occasioni della giornata. Avendo un ruolo così dominate, il ricamo eseguito a giorno o su supporto o in applicazione, esplora le più disparate tecniche attingendo, come in altri settori delle arti applicate, ai repertori a stampa consegnati dalla tradizione storica del Cinque e Seicento. In pieno clima di revival anche il ricamo recupera elementi espressivi e contenuti che ripercorrono la storia di questa antica arte, prevalentemente femminile e di ambito domestico. Anche l’editoria femminile del tempo, dai giornali di moda alle riviste specializzate, propone modelli di riferimento che traggono ispirazione dal passato.

20150213_105718Nel monumento sepolcrale di Giuseppe Cresci (1844) la figura allegorica, inginocchiata ai piedi del letto funebre, indossa una veste leggera, drappeggiata alla maniera classica e una camicia con polsini dal risvolto dentellato e traforato da piccole rosette.

Giuseppe Cresci (1)Il bordo del polsino è attraversato da un motivo continue, eseguito ad ago, che alterna giunchiglie a margherite. Il decoro si ripete anche sul bordo della scollatura della camicia.

Punto tagliato

Ida Botti Scifoni 01 (1)Dello stesso decennio è il bel ritratto di Ida Botti Scifoni eseguito da Pietro Freccia che presenta un’impostazione della figura “alla classica”, con acconciatura fedele alla moda del tempo, abbigliata con scialle e camicia.

Quest’ultima è bordata da un merletto lavorato a giorno che potrebbe interpretare tecniche tradizionali ad ago o a fuselli o a uncinetto. L’effetto è denso e compatto con piccoli trafori.

Pietro Freccia (1)

Colletto, seconda metà del XIX sec

Gli stessi elementi si riscontrano nella fluttuante camicia della figura del monumento sepolcrale eseguito da Félicie de Fauvreau, leggermente più tardo rispetto agli altri.

Félicie de Fauveau - tomba monumentale di Louise de Fauvreau - 1858Il ricamo, in questo caso, si posiziona nel colletto che borda la scollatura e intorno all’ampia apertura delle maniche.

Fauveau

L’evidenza data ai dettagli di queste figure testimonia una sensibilità generale e diffusa verso questo tipo di decorazione che evolve, nella seconda metà del secolo in un fenomeno di collezionismo mirato alla salvaguardia degli antichi saperi femminili.

Valsesia, primo quarto XX secolo

Arte Vera e Gentile: Ricami e merletti dalla collezione Antonia Suardi nel Museo del Tessuto

Ai primi del Novecento Antonia Ponti Suardi (1860-1938) è stata una delle principali sostenitrici delle Industrie Femminili Italiane (1903), istituzione costituitasi allo scopo di salvaguardare e promuovere le attività creative e pratiche afferenti alla tradizione dei lavori femminili.

Svizzera, sec. XIX, terzo quarto Ricamo riportato su bisso di lino; ricamo in applicazione, cucito ad ago: punto pieno, punto nodini, punto cordoncino, funto festone
Fazzoletto, (Svizzera, sec. XIX, terzo quarto) Ricamo riportato su bisso di lino; ricamo in applicazione, cucito ad ago: punto pieno, punto nodini, punto cordoncino, funto festone

Antonia Ponti Suardi, come altre nobildonne del suo tempo, ha trascorso una vita d’impegno incessante nella ricerca e nella divulgazione delle raffinate arti del ricamo e del merletto. L’obiettivo era quello di favorire, attraverso l’insegnamento di queste antiche professioni, una nuova prospettiva di emancipazione sociale e allo stesso tempo di mantenere vive le tecniche tradizionali che allora rischiavano di soccombere con l’avanzare della meccanizzazione del settore. Presieduta dalla contessa Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà (1860-1944), sottoscritta con capitali azionari anche dai regnanti italiani, la Società  delle Industrie Femminili Italiane era organizzata in Comitati Regionali ciascuna con un proprio autorevole rappresentante, allo scopo di salvaguardare le tipicità territoriali dell’arte.

Modello preparatorio per borsa (India per il mercato inglese, sec. XIX, seconda metà) Taffetas ricamato; ricamo in applicazione di ali di coleottero, punto posato in argento filato
Modello preparatorio per borsa (India per il mercato inglese, sec. XIX, seconda metà)
Taffetas ricamato; ricamo in applicazione di ali di coleottero, punto posato in argento filato

Un momento significativo di confronto tra le diverse scuole, manifatture, laboratori fu L’Esposizione Universale di Milano del 1906, dove parteciparono,  nel Padiglione delle Arti Decorative, i Comitati di Ancona, Assisi, Bergamo, Brescia, Catania, Cividale, Forlì, Firenze, Legnago, Livorno, Macerata, Mantova, Messina, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Rieti, Roma, Torino, Trapani e Urbino. A quaranta giorni di distanza dall’inaugurazione avvenuta alla presenza della Regina Margherita sopravvenne un incendio che devastò il padiglione e i lavori esposti delle diverse scuole. Solo il volitivo impegno della  Suardi permise, in circa un mese, di ripristinare l’esposizione perché “nulla andasse perduto di quel che s’era perduto”. Presidente del Comitato di patronato centrale di Roma, la contessa era stata promotrice del Comitato di Bergamo (Ars Orobiae), città dove “Un gruppo di lavoratrici (laboratorio Suardi), lavora, a domicilio, per conto e sotto la direzione della contessa Suardi, dedicandosi specialmente alla riproduzione di punti e di disegni antichi applicati ad usi moderni”.

Bordo (Italia, sec. XVI-XVII, fine/inizio) Base: punto tagliato con inserti ad ago in lino Bordo esterno: punto ad ago
Bordo (Italia, sec. XVI-XVII, fine/inizio)
Base: punto tagliato con inserti ad ago in lino, bordo esterno: punto ad ago

Dalla collezione di Antonia Suardi, il Museo presenta un’ampia selezione di manufatti, ricami a giorno e su bianco, trine, tessuti che provengono dalla raccolta personale della contessa, materiali ricercati e conservati come esempi significativi delle infinite varianti espressive che queste arti possono comunicare. A questa si aggiunge la finalità didattica della raccolta, funzionale a fornire nuovi stimoli per la produzione dell’omonima scuola di ricamo da lei fondata. Si tratta di un consistente patrimonio di manufatti, eterogeneo per tecniche, datazioni e provenienze che offre una panoramica esaustiva sulle produzione antiche e moderne nazionali ed extraeuropee.

Frammento di bordo (Creta, sec. XVI, seconda metà) Tela di cotone; ricamo a punto incrociato, punto erba, punto festone con punto vapore in seta
Frammento di bordo (Creta, sec. XVI, seconda metà)
Tela di cotone; ricamo a punto incrociato, punto erba, punto festone con punto vapore in seta

Importante è stato il recupero conservativo dell’ampia raccolta di trine, conservate in scatole, su cartoncini, secondo un accorpamento tematico studiato dalla collezionista. Per mantenere il livello storico della raccolta e la logica dei diversi corpus, è stato messo a punto un progetto conservativo che consente di salvare l’informazione storica e, allo stesso tempo di mettere in sicurezza, per l’esposizione e il magazzinaggio, l’intero campionario consistente in 265 cartelle. Le cartelle campionario ordinate da Antonia Suardi presentano esempi antichi affiancati da reinterpretazioni contemporanee. La qualità di questi oggetti è variabile e corrisponde spesso ad una logica di documentazione delle infinite declinazioni che una tecnica può presentare. L’arco cronologico di riferimento dei manufatti e delle trine spazia da esempi rinascimentali a campionature del Novecento. Interessante è anche il materiale documentario consistente in foto originali di manufatti ricamati, il catalogo fotografico del’Esposizione del 1906, i quaderni di conto della scuola e un manoscritto di disegni di ricami del 1570. Una raccolta che testimonia l’enorme interesse culturale e sociale di un’arte “vera e gentile” come ebbe a definirla Margherita di Savoia.

Daniela Degl’Innocenti,  Curatrice Museo del Tessuto


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