Lusso, potere e arte II

Per raccontare come gli scultori del Quattrocento hanno ritratto i pregiati tessuti fiorentini in Santa Croce, sono stati scelti tre casi esemplari che poi corrispondono a tre tipologie di sepolture.

desideriodasettignanoDesiderio da Settignano, Tomba monumentale di Carlo Marsuppini, 1453-55

La tipologia della tomba di Carlo Marsuppini (1398? – 1453), un imponente monumento incorniciato in una sorta di arco monumentale, era particolarmente indicativa del rilievo assunto dal defunto a Firenze: cancelliere della Repubblica, celebrato letterato, professore allo Studio fiorentino, apprezzato traduttore dal greco, amico di Cosimo de’ Medici e precettore dei suoi figli Giovanni e Piero, nonché ricco cittadino.

I solenni funerali, probabilmente costati alla Repubblica di Firenze circa 1500 fiorini, si svolsero in Santa Croce il 27 aprile 1453 alla presenza della città e dei rappresentanti di Arezzo (di cui i Marsuppini erano originari), del papa, del re di Francia e del duca di Milano.

Il rito religioso fu accompagnato dall’orazione funebre in latino di Matteo Palmieri e dall’incoronazione della salma con il serto d’alloro: un onore raramente tributato (in precedenza era stato concesso solo a Coluccio Salutati e Leonardo Bruni) [Paolozzi-Strozzi 2012, p. 61].

Anche la tomba monumentale, realizzata da Desiderio da Settignano, racconta la medesima grandezza: oltre agli elementi devozionali e alle simbologie neoplatoniche, si legge chiaramente il catafalco, leggermente inclinato a favore degli spettatori. Marsuppini ci appare come al momento del suo funerale: coronato dal serto di alloro, con un libro stretto tra le braccia (a ricordare l’impegno letterario del defunto) e vestito con un lucco e con il mazzocchio appoggiato da un lato. Queste erano la fogge appropriate per un uomo della sua età e levatura sociale. Grande attenzione è riservata anche al tessuto su cui la salma è esposta: un damasco di notevole bellezza dove Desiderio da Settignano si è adoperato per rendere il panneggio senza oscurare il motivo del fiore di cardo. Durante i recenti restauri sono emerse più chiaramente tracce di pigmenti blu che rendono ancora più forte la pertinenza con il coevo frammento di damasco realizzato a Firenze oggi al Museo del Tessuto di Prato.

damasco, 1450-1475_

desideriodasettignano (2)

Come indicato dalla curatrice del museo, Daniela degl’Innocenti, la restituzione scultorea del drappo descritto in questa opera rimanda ad un damasco, struttura tessile che presenta un disegno con effetto lucido e opaco. Il pattern mostra un lungo tronco da cui si sviluppa una foglia polilobata contenuta in una cornice circolare, al centro un fiore di cardo.

I damaschi bicolori sono ampiamente rappresentati nella pittura di questo secolo sia in capi d’abbigliamento sia nell’arredo. Eseguito con filati di colore diverso, un colore per l’ordito e uno per la trama, il tessuto si prestava ad essere impiegato contemporaneamente sul dritto e sul rovescio permettendo di avere lo stesso disegno restituito in colori opposti (raso faccia ordito – raso faccia trama)

A Rossellino Madonna del latteAntonio Rossellino, Tomba monumentale dei Nori – Madonna del Latte, post 1478

Una diversa tipologia di sepoltura è quella collegata all’acquasantiera del primo pilastro sud nella basilica. L’opera è stata realizzata da Antonio Rossellino dopo il 1478, anno in cui il committente Francesco Nori, capo del Banco mediceo, muore salvando la vita di Lorenzo de’ Medici durante la sanguinosa Congiura dei Pazzi.

L’insieme è composto dalla tomba terragna, al di sopra della quale si sviluppa in senso verticale lungo il pilastro, il resto del monumento di cui sono parte integrante l’acquasantiera, un candelabro a due bracci, il padiglione di marmo entro il quale è collocata la mandorla, incorniciata da cherubini, con la Madonna e il bambino seduti su un trono di nubi. Il rilievo è noto come Madonna del latte, anche se le ragioni del titolo non sono chiare.

Ad ogni modo si tratta di un’opera complessa che dobbiamo provare ad immaginare illuminata dalle candele e dal loro riverbero sui marmi dorati e sullo specchio dell’acqua santa.

Indubbiamente comunica un senso di suntuosità, complice anche il padiglione con il ricco drappo scolpito in marmo che interpreta una tipologia di velluto in linea con le produzioni fiorentine e veneziane del periodo.

Velluto operato, foglia polilobata, 1470-1480_Rossellino (2)L’opera è stata posta in relazione da Degl’Innoncenti con un frammento di velluto operato broccato bouclé, in seta e oro filato, tessuto in Italia nel terzo quarto del XV secolo. Al centro di una foglia polilobata si trova il fiore di cardo, simbolo caro a tutta la cultura artistica del Quattrocento. L’importanza di questo elemento, nei tessili, è sottolineata da effetti di broccatura bouclé in filato metallico.

r3

Giovan Francesco Rustici,Tomba di Frate Francesco Sansone da Brescia, 1499/1500

Con la tomba di frate Francesco Sansone da Brescia possiamo osservare un’altra tipologia di sepoltura presente in Santa Croce: la lastra tombale che imita la visione dall’alto del catafalco. Tra tutte quelle superstiti questa è una delle più pregiate in termini di materiali (uso preponderante del bronzo), fattura e posizione (era collocata all’interno dell’antico coro, oggi spostato nella cappella maggiore). Tutto questo era funzionale al prestigio del sepolto: frate Francesco Sansone da Brescia, ministro generale dell’Ordine francescano dal 1475 fino alla sua morte avvenuta nel 1499, illustre professore di filosofia e teologia presso le università di Pavia e Siena e, inoltre, mecenate nelle chiese del suo ordine. Per comprendere l’importanza di questo personaggio è esemplificativa la pala del Romanino, nella chiesa di San Francesco a Brescia, dove il pittore ritrae Franscesco Sansone, ancora in vita, sullo stesso piano e con lo stesso trattamento di San Bonaventura, San Ludovico da Tolosa e San Bernardino, santi fondamentali dei francescani.

Ecco quindi che i ricchi tessuti posti sotto la rete del catafalco e a copertura del cuscino non stridono con la povertà del saio francescano con cui è composta la salma, ma anzi sono la degna cornice di un personaggio tanto importante.

Rustici 2 textile struttura a rete di maglia

Nel cuscino funebre Degl’Innocenti individua un tessuto con una struttura decorativa a rete di maglie romboidali che includono un tralcio fiorito. Tale impianto decorativo connota la produzione tessile di tutto il Cinquecento. Nella prima metà del secolo la rete presenta maglie allungate verso l’alto. Verso la fine del Cinquecento le maglie diventano schiacciate e il soggetto, incluso al centro, è isolato dal resto della decorazione. In raffronto con il cuscino, la curatrice del Museo del Tessuto pone un frammento di velluto cesellato del XVI secolo realizzato in Italia.

textile struttura a candelabra

rustici detailUn discorso a parte merita il fregio della cornice decaorata con motivi “a candelabra”. A questo proposito Degl’Innocenti ricorda che questo tipo di ornato è presente nell’architettura e in tutte le arti applicate del Rinascimento, e che si basa sui reperti di epoca classica rinvenuti a Roma alla fine del Quattrocento. Anche i tessili seguono questo filone tematico con disegni appositamente studiati per essere impiegati nell’arredo: cortinaggi da letto, baldacchini liturgici, rivestimenti, paramenti murari. Il fregio in bronzo su base di marmo è messo in confronto con un broccatello fiorentino della metà del Cinquecento.

L’analisi dei motivi decorativi scultorei e del loro corrispettivo tessile mostra chiaramente la grande integrazione che esisteva tra le arti nel Rinascimento e come certi tessuti godessero di una forte considerazione sia per il loro valore intrinseco che per quello artistico.

Donata Grossoni, Opera di Santa Croce

Paolozzi Strozzi 2012

Paolozzi Strozzi, Desiderio, Matteo Palmieri e un ‘opeera perduta, in Desiderio da Settignano, a cura di J. Connors, A. Nova, Venezia 2012, pp. 61-78.


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